Forze speciali serbe

La Serbia ha una lunga tradizione nell’impiego delle unità addette alle operazioni speciali. L’esercito serbo è l’erede di una lunga tradizione storica nella lotta di guerriglia, una tradizione che risale alle azioni dei guerriglieri serbi, che realizzarono contro le diverse popolazioni che avevano cercato di aggredirli nel corso dei secoli. I Serbi furono tra i primi ad essere investiti dall’avanzata ottomana in Europa che rimase in Serbia per cinque secoli. In quell’epoca i Serbi per difendersi crearono delle unità molto mobili di 100 elementi, le cosidette ”cete”, da qui derivò l’appelativo di cetnici-guerriglieri serbi.
Le prime quattro unità di Forze Speciali, conosciute come "il komite" sono state costituite da parte del posteriore suprema reale serbo nel 1912, poco prima dell'inizio della prima guerra Balcanica con la Turchia. Erano gli ufficiali esperti e con esperienza migliore Vojislav Tankovic, Dusan Simic, Dusan Sekulic e Pavle Blazaric, a comandare queste unità, che si sono trovate a far parte del terzo esercito serbo.
I soldati arruolati in queste unità erano stati muniti di fucili da 7 mm Mauser, pistole 9mm Luger o da 7,63mm Mauser, lame da combattimento e bombe a mano di Vasic-VTZ.
La missione tattica principale di questo corpo denominato SPECOPS serbo era lo svolgimento di incursioni all'interno dei territori controllati dalle truppe turche. Gli attacchi rapidi e inattesi ai gradi del nemico generarono disordini e aiutarono l'esercito regolare nello svolgimento delle manovre con grance successo. Questa tattica, perfezionata con il passare del tempo, fu successivamente assimilata da truppe più moderne durante la prima guerra mondiale, dove queste formazioni irregolari, denominate cetniche, in nome della tradizione, ebbero un grande ruolo in battaglia contro i soldati della monarchia asburgica, effetuando operazioni speciali.

Ricordandosi dei buoni risultati dei SPECOPS, nel luglio 1914 i capi dell'esercito serbo decisero di organizzare 4 nuove unità di schieramento speciale. Purtroppo, però, malgrado la loro abilità e duttilità, queste unità subirono perdite estremamente pesanti nel corso delle azioni contro l'esercito nemico, che era numericamente preponderante.
Per aumentare quindi il potenziale delle loro truppe speciali, nella prima metà del 1917 i serbi organizzarono 2 battaglioni volontari di corpi d'elite. Due anni dopo, probabilmente ricalcando le realtà degli "Arditi" italiani e degli "Sturmtruppen" austriaci, i battaglioni furono ristrutturati nelle unità di assalto.
E' molto interessante rimarcare che il Generale serbo Zivojin Misic, ancora nel 1915, come insegnante dell'Accademia Militare dell’Esercito Reale serbo, abbia scritto due manuali per la guerra speciale: ”Incursioni” e “Gruppi per la guerriglia-cetnici”.
Dopo la prima GM, le forze jugoslave che facevano parte dei corpi speciali furono sciolte. Soltanto nel mese di aprile del 1940, quando le truppe naziste già avevano bloccato una parte notevole dell'Europa, il Ministero jugoslavo dell'esercito e della Marina fu costretto a riformare tempestivamente il gruppo di corpi speciali organizzando 6 battaglioni d’assalto, composto ciascuno da 210 uomini. Perché? L'idea era quella di fornire ciascuno dei 5 eserciti slavi di un'unità di schieramento speciale, mentre il sesto battaglione di assalto venne presentato all'ordine supremo jugoslavo. I membri dei battaglioni speciali ebbero un nuovo distintivo ufficialmente registrato: una palella d'argento e due ossa incrociate.
Il loro armamento consisteva in una carabina da 7.92 Mauser, di una lama da combattimento e di vari tipi di bombe a mano.
Quando l'invasione tedesca venne paracadutata sulla Jugoslavia il 6 aprile 1941, fu il primo battaglione jugoslavo d'assalto ad opporsi al nemico.
Il combattimento che avvenne all'aerodromo di Bijeljina fu il più cruento e la maggior parte dei soldati jugoslavi vennero uccisi durante l'azione.
È ben noto che la Jugoslavia poteva generare molti problemi per i Tedeschi ed i loro alleati nei balcani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nella Jugoslavia del dopoguerra, le truppe dei reparti speciali vennero considerate come inutili, in quanto si puntava soprattutto su forme di difesa totale con forze partigiane di guerriglia. Tuttavia, l'avvenimento sanguinoso del giugno 1972 incitò i capi dell'esercito a rivedere le loro posizioni. Il 21 giugno 1972 un gruppo di 19 estremisti croati si infiltrò all'interno del supporto vicino Radusa. La Jugoslavia non aveva altri mezzi a disposizione per opporsi al gruppo dei terroristi che la forza della milizia. Il risultato dell’azione fu molto cruento: vennero uccisi 15 nazionalisti croati e 4 fermati. La milizia perse 13 uomini senza contare i numerosi feriti. L'analisi di quanto accaduto rivelò la necessità di ristabilire le unità di forze speciali e di gruppi anti-terrorismo mobili ed efficaci, vennero inoltre formati come componente della polizia militare e della difesa territoriale parecchi battaglioni per operazioni speciali.
Nel mese di novembre del 1977 a Belgrado venne istituito un gruppo federale di SPETSNAZ per assicurare la sicurezza ai cittadini in caso di necessità. Inoltre, ciascuna delle sei Repubbliche membro della federazione jugoslava ebbe i propri battaglioni di polizia speciale. Nel mese di dicembre del 1978, il Ministero degli affari interni serbo organizzò una forza destinata a combattere eventuali attività terroristiche che dovessero presentarsi nel loro territorio. Successivamente il gruppo venne denominato SAJ-Unità Antiterrorismo Speciale. Dopo il 1991 e con l’inizio dei conflitti, Belgrado decise di sviluppare delle forze speciali terrestri, riconoscibili per il basco rosso. Nel 1992, seguendo l’esempio iniziato anni prima dagli USA e dalla GB , Belgrado decise di sviluppare forze speciali terrestri e venne costituito il Corpo delle Forze Speciali, che comprendeva la 1a Brigata Motorizzata della Guardia, la 63à Brigata di paracadutisti e la 72a Brigata Speciale ”FALCHI”.
La Secessione della Federazione Jugoslava, portò però a gravi conseguenze per gli incursori subacquei costringendo alle dimissioni dalle Forze Federali gli eccellenti specialisti di etnia musulmana e croata. Le installazoni a Divulje rimasero comunque sotto controllo federale. Il governo di Belgrado riuscì poi ad asportare dalla caserma Divulje e dalla grande base navale ”Lora” (Spalato) quasi tutto il materiale esistente che, trasportato su navi da sbarco, venne trasferito nella Baia di Cattaro in Montenegro. In ogni caso questi incursori parteciparono ai tentativi di forzare il blocco navale internazionale, con azioni particolari come quella di far giungere carburanti in Montenegro.
Nel maggio 1992 il Ministero degli Interni organizzò le unità PJP-unità speciale di Polizia per un fine particolare. In seguito, nell' agosto 1993 queste unità furono ristrutturate in una forza di manovra del Ministero dell'interno. Le loro missioni principali erano di assicurare l'ordine e la sicurezza per i cittadini nei tempi di guerra e pace con compiti di scorta durante dimostrazioni pubbliche e assembramenti.
Queste unità vennero sciolte, successivamente, nel 2002, per dare vità a una nuova organizzazione, chiamata oggi Corpo della Gendarmeria. Contemporaneamente, anche i Servizi Segreti Serbi, nel 1994, organirizzarono un reparto di SF denominato JSO-unità per le operazioni speciali, ovvero Beretti Rossi. Questo reparto contava circa 500 uomini altamente addestrati ed equipaggati, con paghe superiori a quelle dei commando dell'Esercito o della Polizia. Fu però disciolto nel marzo 2003 in quanto il suo comandante uccise in un attentato il premier serbo Zoran Djindjic. I membri di questo reparto disciolto con tutti i loro armamenti ed equipaggiamenti confluirono quindi nel Corpo di Gendarmeria, dando origine alla PTJ-l'Unità Antiterrorismo.



Le forze armate serbo-montenegrine, intanto, vedevano l'inizio di un iter di profonda trasformazione con grande potenziamento delle FS. I reparti vennero privilegiati ricevendo equipaggiamenti migliori anche di provenienza occidentale.
A partire dal 1997, queste forze speciali vennero duramente impegnate contro i terroristi cossovari dell'UCK. Nel 1999, le FS furono mobilitate, in primo luogo in Kosovo, per bloccare l'offensiva dei guerriglieri albanesi, appoggiati dagli attacchi aerei della NATO.
Dopo il cambio di regime, nel 2000, vi è stato un periodo di ristrutturazione delle FS serbo-montenegrine. Oggi la Serbia, dispone di forti reparti di FS, altamente addestrate, equipaggiate e considerate un fattore fondamentale per la stabilità del paese.
I profondi cambiamenti che si sono verificati in tutti i settori della società con il ritorno alla democrazia hanno condotto i responsabili militari e delle forze dell'ordine a interprendere un lungo e complesso processo di riorganizzazione e di modernizzazione delle FA e del corpo di Polizia, in particolare delle Forze Speciali.
Oggi l'esercito serbo comprende, tra i suoi principali elementi da combattimento, diversi reparti assegnati alle azioni speciali. Questi reparti sono formati da personale particolarmente addestrato alla realizzazione di ogni tipo di missione a carattere militare.
La componente FS dell'esercito serbo è costituita sostanzialmente da due brigate: una di paracadutisti-63a Brigata Paracadutisti, e l'altra di un commando-72a Brigata Speciale
FALCHI. La 63a brigata può essere considerata un ottimo reparto paracommando con due tipi di impieghi. La Brigata può effettuare sia operazioni di guerra convenzionale (normali assalti, lanci in massa con il paracadute), sia di guerra non convenzionale, ovvero missioni clandestine, operazioni di guerriglia e contro-guerriglia e antiterrorismo (qui bisogna aggiungere che, se si conosce un pò la geografia dei Balcani, si capisce meglio l'importanza che lo Stato Maggiore di Belgrado assegna alle azioni di guerra non convenzionale). La 72a Brigata “Falchi” inquadra personale particolarmente selezionato, addestrato ed equipaggiato in grado di assolvere qualsiasi tipo di missione speciale.
I compiti della brigata sono:
- Raccolta di informazioni sul terreno e sulle zone urbane dietro le linee nemiche
- Ricognizione in profondità per conto dei più alti comandi
- Azioni dirette, incursioni e sabotaggi con modalità non convenzionali contro obiettivi di grande valore oltre le linee, in territorio nemico o occupato dal nemico
- Cattura, recupero o eliminazione di personale di particolare importanza
- Controterrorismo e liberazione di ostaggi

Sotto diretta dipendenza dello Stato Maggiore esiste un gruppo noto come il COBRE, un'unità antiterroristica militare, costituita da tre plotoni di cica 200 elementi.
Anche la Marina Fluviale ha un suo reparto speciale, ovvero il 93° Centro Diversivo Fluviale formato da un reparto di incursori subacquei fluviali, che è l'erede del 82° Centro Navale Diversivo disciolto nel maggio 2006.

Per quanto riguarda il Ministero degli Interni serbo, ovvero di Polizia, esso possiede a sua volta un reparto per operazioni speciali noto come SAJ-unità antiterrorismo speciale, un reparto di tipo SWAT, mentre il Corpo di Gendarmeria possiede un suo reparto AT e di liberazione di ostaggi, noto come PTJ-unità antiterrorismo.


Ringraziamo l'amico "Zoran" per la realizzazione di questa pagina.