9°
Reggimento paracadutisti d’assalto Col Moschin
Il 9° Reggimento paracadutisti
d’assalto Col Moschin è l’erede di quello che nel lontano
1915 fu costituito come compagnia autonoma esploratori Arditi, uomini selezionati
per il loro grande coraggio e addestrati appositamente per quei compiti
dove si richiedevano capacità superiori, come assalti particolarmente
duri o dove si richiedeva di aprire la strada alla forza principale, sempre
con azioni improvvise e assai logoranti per il nemico. Memorabili sono le
loro azioni |
a S. Osvaldo, in seguito, visti gli strabilianti
risultati di questa unità si decise di costituire un battaglione d’assalto
in ogni Armata dello schieramento italiano, mano a mano che il loro successo cresceva,
il nemico austro-ungarico li temeva sempre di più, fino a divenare il reparto
italiano più temuto di tutta la Grande Guerra.
In virtù di questo loro carattere
speciale, vennero dotati di una diversa divisa, che comprendeva le famose fiamme
nere, di armamenti particolari e il loro addestramento e la loro preparazione
era a livelli fino ad allora impensati.
Dopo la ritirata di Caporetto il reparto fu riorganizzato e affidato al comando
dell’ormai leggendario Giovanni Messe, che reimpostò l’addestramento
e supplì alle carenze che si erano venute a formare nel reparto.
La svolta avvenne il 15 giungo 1918, quando
gli Austriaci occuparono la linea che comprende le alture denominate Col Fageron,
Col Fenilon e Col Moschin, il IX reparto Arditi riconquista d’impeto le
prime 2 alture, subendo pesanti perdite, ma il miracolo avviene alle 06:00 del
giorno seguente, quando, all’ urlo di “Messe! Messe!” il IX
reparto Arditi, seppur provato dalla precedente battaglia, in 10 minuti annienta
il reparto austriaco che presidiava la vetta.
Bisognerà
aspettare il 1942 per rivedere operativo il reparto, quando venne richiesta
la costituzione di un Battaglione Arditi, il quale doveva essere composto
da militari d’esperieza e decorati almeno con la croce di guerra al
valor militare, il 15 settembre 1942 venne ufficialmente costituito il X
Reggimento Arditi, che aveva una forza di più di 300 uomini, in seguito,
vennero costituiti altri 2 battaglioni Arditi. Il reparto entrò per
la prima volta in azione il 9 gennaio 1943, quando fu lanciata un operazione
speciale per |
distruggere un ponte ferroviario a El Kjeur,
in Algeria, in seguito furono eseguite altre operazioni di infiltrazione in territorio
nemico, anche se non sempre coronate da successo.
Il X Arditi operò anche in contrasto
allo sbarco in Sicilia nel 1943, dopo l’armistizio il reparto si disgregò
e alcuni andarono a combattere con gli Alleati, altri con i Nazifascisti.
In particolare, il reparto che si schierò con gli Alleati venne ridenominato
IX Reparto d'Assalto, ed il comando fù affidato al Ten.Col. Guido Boschetti,
dopo la fine della guerra, il reparto venne sciolto.
Il reparto rinasce nel 1952, quando venne
costituito un Plotone Speciale, ridenominato poi Reparto Sabotatori Paracadutisti,
con compiti di sabotaggio e svolgimento di azioni di alto valore strategico, l’unità
nel 1961 l’unità passò di livello, vendendo ridenominata Battaglione
Sabotatori Paracadutisti.
La svolta si ebbe nel 1964, quando 2 uomini del reparto furono mandati negli USA
per addestrarsi assieme alle Special Forces e tornati in Italia applicarono le
tecniche di addestramento e operazione apprese negli Stati Uniti, in particolare
nel settore delle operazioni dirette e indirette, in quel periodo venne redatta
la famosa “libretta rossa”, il manuale, mai ufficializzato, del reparto.
Nel 1966 il reparto ebbe modo di rischiararsi operativamente in occasione dell’emergenza
terrorismo in Alto Adige, dove con circa 40 operatori contribuì alla bonifica
del territorio da ordigni esplosivi, e alla cattura di pericolosi elementi. Il
Battaglione pagò anche un tributo di sangue, in quanto nell’attentato
di Cima Vallona persero la vita 2 operatori, e un altro rimase ferito.
Altri impegni arrivarono nel 1975, con la sorveglianza della linea ferroviaria
Firenze-Arezzo, possibile teatro di attentati.
Nel 1975 il reparto fu ridenominato IX Reparto d’Assalto Col Moschin, vent’anni
più tardi, il 24 giugno 1995 il reparto assume l’attuale denominazione
di IX Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, con base nella caserma
Vannucci di Livorno.
Attualmente il reggimento si compone di un battaglione incursori, forte di circa
200/250 operativi, divisi tra 110ma e 120ma compagnia incursori, di una compagnia
comando e supporto logistico, che si occupa dell' amministrazione del Reggimento
e dell'acquisizione di materiale di supporto per gli operatori, di una compagnia
trasmissioni, che si occupa dei contatti tra basi
operative e i distaccamenti operativi,infine
vi è il RAFOS (Reparto Addestramento Forze Operazioni Speciali) dove
vengono addestrati i futuri operatori e che si occupa dei corsi svolti a
favore di altri reparti delle Forze Armate, come il corso Ranger del Monte
Cervino, il RAFOS ha sede presso la cosiddetta “base a mare”,
cioè l’ex tenuta presidenziale di S. Rossore, alla foce dell’Arno.
Le compagnie incursori si compongono di diversi distaccamenti operativi,
i quali sono formati da 8 operatori, ognuno dei quali possiede una specializzazione
particolare, ogni distaccamento può essere ulteriormente diviso in
“brick”, cioè sezioni di 4 operatori. |
SELEZIONE
ED ADDESTRAMENTO
Per gli aspiranti operatori la strada è
molto lunga, la selezione è aperta a tutti i militari dell’Esercito
(in ferma permanente), e comincia con delle prove fisiche di pre-selezione dove
si richiede di superare le seguenti prove nel tempo massimo di 1 minuto (corsa
esclusa):
- almeno dieci trazioni alla sbarra;
- almeno trenta piegamenti sulle braccia (flessioni);
- almeno quindici piegamenti alle parallele;
- almeno quaranta piegamenti addominali;
- corsa piana, 1500 mt, in massimo 6'.
Superate queste prove iniziano le 3 settimane
di tirocinio pratico, durante le quali devono essere completate sette marce
zavorrate su percorso noto, a difficoltà crescente. Si comincia con una
marcia diurna di 10 kilometri su percorso in piano per terminare con una marcia
notturna di circa 24 kilometri su terreno vario. Accompagna gli aspiranti incursori
uno zaino di 20 kilogrammi di peso.
Chi supera queste prove è ammesso a frequentare il corso incursori, il
mitico 80/B, dove per 11 mesi i futuri incursori apprenderanno tutte le metodologie
operative delle forze per operazioni speciali, il corso si svolge per moduli
addestrativi che comprendono:
- topografia e navigazione terrestre
- armi e tiro
- esplosivi e tecniche di demolizione
- addestramento individuale al combattimento
- tecniche di primo soccorso
La seconda fase della formazione avviene
sia presso i Centri Addestramento di specialità dell'Esercito che presso
la Marina Militare:
- sci, roccia e combattimento in montagna presso il Ce.Alp. di Aosta
- tecnica dell'aviolancio in caduta libera da alta quota pressa il C.A.Par.
di Pisa
- corso per subacquei e navigazione marittima presso il Comsubin
Un ulteriore periodo presso il RAFOS perfeziona
la preparazione nelle discipline specifiche delle Forze Speciali dell'aspirante
incursore, come il combattimento urbano, il riconoscimento di mezzi e materiali
e l’uso di apparati di comunicazione.
Inoltre gli operatori svolgono corsi di evasione, fuga e resistenza all’interrogatorio,
svolti sia in Italia che alla scuola NATO di Pfullendorf, per prepararsi a fronteggiare
la durezza di una possibile cattura in territorio nemico, con tutto ciò
che ne comporterebbe. Il personale giudicato idoneo al termine del lungo ciclo
addestrativo, consegue la specializzazione di Incursore Paracadutista e viene
assegnato alle Compagnie Incursori del Reggimento.
Da notare che durante tutti gli 11 mesi, se un allievo è ritenuto non
idoneo può essere allontanato dal corso, vi sono casi di allievi allontanati
nella penultima settimana perché ritenuti non idonei.
COMPITI OPERATIVI
I
compiti di questo reparto d’elite sono sabotaggi, incursioni contro
assetti ad alto valore operativo dello schieramento nemico e obiettivi strategici,
infiltrazioni dietro le linee nemiche per segnalare la posizione di obiettivi,
il salvataggio di ostaggi in zone di guerra, l’evacuazione di personale
civile da zone di guerra, addestramento di reparti similari di altri paesi,
direzione del fuoco aereo/terrestre/navale contro bersagli altamente paganti,
attività di intelligence sul campo. |
OPERAZIONI NOTE
Oltre alle operazioni come quelle in Alto
Adige negli anni ’60 il reparto ha svolto moltissime altre operazioni,
alcune note, alcune meno note, alcune altre la cui esistenza rimarrà
per sempre segreta, possiamo solo fare una piccola analisi di quelle di cui
ci è dato sapere.
Nel 1982 vengono schierati dei distaccamenti operativi in Libano per contribuire
alla missione delle Nazioni Unite, dove venne usato non nel suo ruolo primario,
ma come forza di protezione per i campi profughi di Sabra e Chatila, solo in
seguito si spinse in missioni di intelligence e di pattugliamento a lungo raggio,
anche fuori dal settore italiano, in particolare, secondo alcune indiscrezioni,
gli uomini del Col Moschin avrebbero eliminato una cellula terroristica che
preparava un attentato contro il contingente Italiano.
Nel 1991 delle aliquote furono schierate in nord Iraq, nell’ambito della
missione Airone, dove gli operatori effettuarono pattugliamenti congiunti con
le Forze Speciali statunitensi.
Nei primi anni '90 il Reggimento fu chiamato ad intervenire in ben 2 teatri:
il Ruanda nel 1994 e la Somalia dal '92 al '94. Nel primo teatro si trattava
di evacuare i nostri connazionali ancora presenti nel paese. Ciò si concretizzò
nella missione Ippocampo, una missione molto dura, in cui i nostri uomini dovettero
lavorare in un clima tesissimo, recuperando cittadini italiani anche a grande
distanza dalla base di partenza, senza mezzi specifici per spostarsi.
In Somalia fu ancora più dura, dato
che malgrado fosse un operazione di pace gli scontri a fuoco erano frequentissimi
e gli incursori si trovarono a dover affrontare un duro combattimento casa per
casa durante la battaglia del checkpoint Pasta, dove i somali tesero un imboscata
a una pattuglia della Folgore, gli incursori neutralizzarono la resistenza,
subendo però una perdita, l’incursore Stefano Paolicchi, il quale
prima di cadere falciato da una raffica di AK-47 riuscì a distruggere
un nido di mitragliatrici nemico.
Durante tutti gli anni ’90 il reparto fu impegnato
nei Balcani, in particolare in Bosnia, dove il Col Moschin viene utilizzato
sia come riserva d’emergenza se sorgessero problemi sia come reparto per
il controllo delle clausule degli accordi di pace, evitando che si formino formazioni
paramilitari o terroristiche, inoltre gli incursori si occupano dell’individuazione
e cattura di eventuali criminali di guerra.
Nel 1999 è toccato a Timor Est ricevere la “visita” dei nostri
incursori, quando, a seguito della missione di pace che vide protagonista la
Folgore vennero inviati alcuni distaccamenti del IX Reggimento, dove il compito
del reparto fu quello di supportare l’azione dei parà del 187°
reggimento, con ricognizioni in aree impervie o in zone in cui il rischio era
particolarmente alto, la missione si concluse nel febbraio del 2000 senza perdite.
Nel 2001 iniziò la missione ISAF
in Afghanistan, che è ancora in corso in cui il Col Moschin si occupa di
garantire la sicurezza del contingente italiano in caso insorgessero grossi problemi,
effettuando pattugliamenti in zone dove è molto rischioso muoversi, ma
anche azioni contro bande armate, che pullulano nella zona attorno a Kabul e che
possono dare problemi al contingente ISAF, il reparto inoltre effettua missioni
di HUMINT (HUMan INTelligence).
Nel 2003 gli incursori iniziano un'altra missione in Afghanistan, nell’ambito
di Nibbio1 e 2, che per 9 mesi terranno impegnati gli operatori in compiti per
cui sono stati addestrati sin dall’inizio, cioè le azioni dirette
a distruggere le cellule di Al Quaeda e il gruppi restanti di Talebani operanti
nella zona di Kowst e Gardez, eseguono con professionalità e determinazione
questo
compito, operando anche al fianco
delle forze speciali americane.
Da notare però,
che seppur in via non ufficiale, dei distaccamenti del Col Moschin erano
operativi in Afghanistan per la caccia ai terroristi già da molto
tempo prima, cioè dal gennaio 2002, effettuando operazioni contro
Al Quaeda assieme a reparti di altri paesi, in particolare è certa
la loro partecipazione all’operazione Anaconda. |
Nel 2003 inizia anche un altro importante
ciclo operativo, che dura ancora adesso, con il rischieramento di 2 distaccamenti
operativi in Iraq, nella zona di Nassiryah, dove il reparto oltre a fare da nucleo
d’emergenza in caso insorgessero grossi problemi e a pattugliare, come sempre,
le aree a maggior rischio, ha effettuato anche azioni volte a eliminare cellule
terroristiche operanti nella zona di Nassiryah.
In occasione della battaglia dei ponti
e dei successivi scontri, il Col Moschin ha effettuato azioni volte ad eliminare
le posizioni dei miliziani con attacchi chirurgici, in particolare fu tra i
primi, se non il primo, ad affluire nella zona dei ponti la notte prima della
battaglia, effettuando ricognizioni speciali per valutare l’entità
del nemico.
EQUIPAGGIAMENTO
ED ARMAMENTO
Il
Col Moschin è senza dubbio, assieme al GOI, il reparto con l’armeria
più fornita d’Italia, il reparto possiede diversi tipi di armi,
limitandoci alle più usate possiamo dire che come arma principale
il reparto usa, dal 2002, la carabina M4 SOPMOD, ormai lo standard per i
reparti SF, prima di questo veniva utilizzato il Beretta SCP 70/90 e lo
Steyr AUG, il quale però si è dimostrato inaffidabile in ambienti
desertici, malgrado fosse stato utilizzato nelle operazioni nella Ex-Jugoslavia.
Come arma secondaria gli operatori hanno sempre usato la Beretta 92, in
diverse versioni, ultimamente però a questa si è aggiunta
anche l’ottima Glock 17. Come arma di squadra è utilizzata |
la famosa Minimi, fornita anche di ottiche
per il tiro istintivo, nel settore
dei fucili di precisione abbiamo i Maser SP66 e 86 da 7.62, con funzionamento
manuale, gli Acuracy AWP silenziati, sempre a funzionamento manuale e calibro
7.62 e gli MSG90 semiautomatici, sempre in 7.62, nel settore dei fucili “pesanti”
troviamo gli ottimi Sako TRG-42 338 Lapua e i temibili Barret M82 e M95 calibro
12.7mm.
Per il combattimento a distanza ravvicinata sono presenti poi gli MP5, sia in
versione silenziata che non, sempre per il combattimento CQB sono in dotazione
anche fucili a canna liscia Benelli M4 e Beretta RS 202.
Per l’impiego sui veicoli è possibile usare mitragliatrici M2 da
12.7mm e lanciagranate Sako Mk19 da 40mm, recentemente sono stati acquisiti anche
missili anticarro di nuova generazione
Spike.
Sono a disposizione del
reparto anche molti tipi di apparati elettronici, come i visori notturni
Litton monoculari e binoculari, ottiche da combattimento, come l’ACOG,
a “punto rosso” Aimpoint M68 e mirini olografici, come gli EOTech,
sono inoltre presenti apparati per “marcare” i bersagli AN/PEQ
2, per l’osservazione sono utilizzate camere termiche francesi Thales
e Sagem, completano la dotazione radio individuali e radio non
intercettabili.
Nel settore dei mezzi di trasporto
il Col Moschin dispone di VM90 modificati e dei VAV, cioè dei Land Rover
110 muniti di kit WMIK, che fa da tagliacavi, supporto per le armi di bordo e
roll bar. Per il movimento in ambienti marini il reparto dispone di canoe biposto
Hart, gommoni autogonfianti Zodiac commando con motore 40Cv e gommoni Zodiac Hurricane
II, che possono portare un intero distaccamento a velocità di oltre 50
nodi, grazie ai 2 potenti motori da 175Cv e sono dotati di GPS, radar di navigazione
e supporti per armi (lanciagranate e mitragliatrici).