4° Reggimento alpini paracadutisti Monte Cervino

Il battaglione Alpini Monte Cervino viene costituito come battaglione di milizia mobile nel 1915 dal deposito del 4° Rgt Alpini.
Alla sua costituzione il battaglione inquadra la sola 133° compagnia, integrata poi a partire dal 1916 dalle compagnie 87a e 103a , cedute dal battaglione alpini Aosta.
Il battaglione alpini Monte Cervino combattè a Passo della Borcola, sul Pasubio, sul Monte Vodice e nella zona del Grappa. Per le operazioni svolte tra la fine nel 1916 e il 1917 venne assegnata la medaglia d’argento al Valor Militare
Venute meno le necessità d’impiego bellico, venne sciolto nel 1919.
Riprese vita nell’inverno del 1940 come Battaglione Sciatori, inquadrando la 1a e la 2a compagnia alpini sciatori e il plotone comando. Prese quindi parte alle operazioni di guerra sul fronte Greco Albanese. Per le operazioni svolte su questo fronte venne assegnata la medaglia d’argento al Valor Militare. Nel maggio 1941 viene di nuovo sciolto.
Riprese vita il 20 Ottobre 1941 con due compagnie sciatori e l’80a compagnia armi d’accompagnamento.
Prese parte alla campagna di Russia ove si distinse particolarmente in diverse operazioni. Per le operazioni sul fronte Russo venne assegnata la medaglia d’oro al Valor Militare.


Nel Gennaio 1943 ritornò in Italia e venne assegnato al XX raggruppamento alpini sciatori, ove fu ricostituito per cambio di denominazione del Btg Val Toce (Cp 207-243-281) ma non venne impiegato in nessuna operazione bellica.
L’armistizio colse il battaglione in Francia dove venne interamente catturato dalle truppe tedesche ad eccezione dell’80a compagnia.
Il 1° gennaio 1990 per modifica di denominazione della preesistente compagnia, costituita nel 1964, nasce la compagnia alpini paracadutisti Monte Cervino.
La compagnia alpini paracadutisti Monte Cervino viene impiegata nel 1993 in Mozambico.
Il 14 luglio del 1996 la compagnia alpini paracadutisti del 4° Corpo d’Armata Alpino viene elevata al rango di battaglione, assumendo quindi la denominazione di Battaglione Alpini Paracadutisti Monte Cervino.
Il 25 Settembre 2004 il battaglione entra a far parte del ricostituito 4° Reggimento Alpini. Il reggimento è attualmente composto da comando reggimento e battaglione Alpini Paracadutisti
Monte Cervino su tre compagnie più compagnia comando e servizi, è inoltre presente un plotone ricognizione, formato da 3 squadre di 8 uomini, questi soldati, che sono l’elite del Reggimento, hanno il compito di precedere la forza principale per effettuare azioni di ricognizione o segnalazione delle zone di lancio. Il reparto è inserito nel CoFOS (Comando Forze Operazioni Speciali) come reparto “ranger”, cioè come unità adatta ad affiancare il Col Moschin nella condotta di operazioni non convenzionali, dove si richiede una preparazione di tipo superiore.

SELEZIONE ED ADDESTRAMENTO

L’iter addestrativo per ottenere la qualifica “Ranger”, che è la particolarità del reparto, dura ben 11 mesi, durante i quali gli allievi (selezionati presso i reggimenti addestramento volontari da un apposito team) devono superare diverse prove, a partire da una preselezione, che serve ad accertare l’idoneità a frequentare il corso, le prove di preselezione sono le seguenti:
-almeno 5 trazioni alla sbarra
-almeno 8 piegamenti alle parallele
-almeno 20 piegamenti sulle braccia
-almeno 30 piegamenti addominali
-marcia zavorrata di 10km con zaino da 10kg (da eseguire entro 75 minuti)

Affrontate con successo queste prove il candidato viene mandato alla CEALP di Aosta per 2 mesi, al fine di conseguire, come tutti gli Alpini, la specializzazione di fuciliere alpino.
In seguito vi è la frequentazione del corso di paracadutismo militare alla SMIPAR di Pisa, dove dopo 4 mesi di corso e 5 lanci con fune di vincolo si acquisisce il brevetto.
Preso il brevetto di paracadutismo inizia l’iter ranger vero e proprio, con un corso di 17 settimane preso il Reggimento Alpini Paracadutisti dove si perfeziona l’addestramento individuale al combattimento, si apprendono le tattiche combattimento delle piccole unità, con tiri a fuoco reale e perfezionamento delle reazioni automatiche immediate.
Una settimana è dedicata all’apprendimento delle tecniche elementari di maneggio degli
esplosivi, una all’impiego degli apparati delle trasmissioni ed una terza al pronto soccorso ed alla traumatologia di base.


Ci sono anche nozioni di riconoscimento mezzi e impiego nelle operazioni umanitarie.
Alla fine di questa fase vi è un esame teorico-pratico per verificare ciò che l’allievo ha appreso.
La seconda parte dell’addestramento è dedicata al corso ranger vero e proprio, della durata di 6 settimane, dove si approfondiscono le procedure operative della pattuglia da combattimento, di tiro mirato, istintivo ed operativo. Una settimana è dedicata all’addestramento alla
pianificazione di operazioni speciali ed un'altra settimana è dedicata al combattimento urbano e ravvicinato. Le altre 4 settimane sono dedicate alle esercitazioni, che comprendono inserzioni per via terrestre ed aerea, combattimento, imboscate, pattuglie e movimento terrestre. Ci sono inoltre frequenti marce zavorrate, anche notturne, ed esercitazioni di navigazione terrestre. Alla fine viene svolta un’esercitazione, dove gli allievi sono valutati da personale degli Alpini Paracadutisti e del Col Moschin.
Vi è poi il corso di mobilità anfibia presso il RAFOS (Reparto Addestramento Forze Operazioni Speciali), che prevede l’approfondimento delle tattiche di combattimento nel contesto delle operazioni anfibie e l’insegnamento delle tecniche di superamento ostacoli acquatici, elementi di nuoto operativo di superficie, attività sanitarie legate all’ambiente specifico, nonché impiego di mezzi specifici, come gommoni e canoe.

 

La formazione si conclude con i corsi di addestramento montano estivo ed invernale, della durata di 8 settimane l’uno. Durante il corso estivo si apprendono le tecniche di arrampicata e movimento in montagna (fase 1) e combattimento in ambiente montano, superamento di ferrate con equipaggiamento completo e vie a difficoltà crescente (fase 2).
Nel corso invernale si imparano le tecniche di sci alpino e sci alpinismo (fase1), poi si inseriscono queste tecniche in un contesto tattico, con escursioni notturne, esercitazioni di tiro e reazioni automatiche immediate con gli sci, organizzazione del movimento e dei bivacchi e tecniche di sopravvivenza in ambiente innevato (fase 2).
Concluso questo lungo percorso addestrativo l ’allievo riceve la qualifica di “Ranger” e viene inserito in una delle 3 compagnie operative.
Per coloro che sono gi à in servizio nell’EI e chiedono di poter transitare in questo reparto c’è anche un’ulteriore preselezione di 3 settimane, che comprende marce, percorsi di guerra, percorsi su ferrate e vie attrezzate, infine ci sono dei colloqui con personale del reparto per verificare le motivazioni dei candidati. Superata questa preselezione l’iter addestrativo è uguale a quello del personale proveniente dai RAV (Reggimenti Addestramento Volontari), come descritto in alto.
Inoltre il reparto ogni anno manda un certo numero di appartenenti a frequentare corsi di specializzazione presso enti esteri, come la Ranger School statunitense o la scuola NATO di Pfullendorf in Germania.

AMBITO OPERATIVO

A questo reparto sono affidate operazioni a carattere non convenzionale nell’ambito tattico operativo, come azioni dirette oltre le linee nemiche, attività di interdizione e contro interdizione, supporto alle operazioni speciali, operazioni di evacuazione di civili da zone di guerra e cattura di importanti obiettivi nemici. In caso di necessità è possibile anche utilizzarlo come unità di fanteria leggera altamente addestrata.

 

OPERAZIONI

Gli Alpini Paracadutisti sono stati utilizzati per la prima volta in Mozambico nel 1993, dove era in corso una guerra tra forze governative ed i ribelli della Renano, furono dispiegati in quel paese nell’ambito della missione ONUMOZ, il loro compito era di monitorare e verificare il cessate il fuoco, la separazione e la concentrazione delle forze contrapposte, la loro smobilitazione e la raccolta, stoccaggio e distruzione delle armi; inoltre, il completo ripiegamento fuori dei confini delle forze militari straniere e la smobilitazione dei militari e dei gruppi armati irregolari; attuare misure di sicurezza in favore di infrastrutture e servizi vitali, fornire sicurezza alle attività svolte dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni internazionali a sostegno del processo di pace, con particolare riguardo ai corridoi di collegamento tra il mare ed il confine del Paese.

Nel 1997 il Monte Cervino è stato dispiegato in Bosnia nell’ambito della missione Joint Endeavur, con una compagnia schierata a Rogatica, con compiti di pattugliamento e controllo del disarmo delle forze che operavano localmente. Gli Alpini Paracadutisti sono poi tornati in quel teatro nel 2000, dispiegandosi con l’intero battaglione.
Il 2002 ha visto i Ranger schierati a Kabul, nell’ambito della missione di peacekeeping ISAF, con il compito di garantire la sicurezza dell'autorità afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001 con pattuglie e scorte a personalità del nuovo governo afghano.

 

Nel 2003 è stata lanciata la missione Nibbio a Khowst, sempre in Afghanistan, dove un contingente di 1000 uomini dell’Esercito, tra cui una compagnia del Btg. Monte Cervino, ha partecipato alle operazioni contro i terroristi di Al Quaeda e le forze talebane operanti nella zona di Khowst, al confine con il Pakistan. Il reparto ha ricevuto consensi unanimi sulla sua professionalità e le sue capacità, specialmente presso i militari statunitensi. Nel 2003 per i ranger è iniziata la missione Antica Babilonia in Iraq, dove è stato schierato un plotone rinforzato (circa 40 uomini) inserito nella Task Force Cobra, assieme al Col Moschin. In Iraq il reparto ha il compito di supportare e coadiuvare gli incursori del “nono”, di occuparsi di pattugliamenti, anche notturni, in zone particolarmente “calde” e di effettuare azioni dove si richiede una forza più preparata della fanteria convenzionale.

EQUIPAGGIAMENTI ED ARMAMENTO

Gli Alpini Paracadutisti, già da qualche tempo hanno dimesso gli SCP 70/90 e gli AUG (precedentemente del Col Moschin) in favore della carabina M4 SOPMOD, ormai lo standard nelle forze per operazioni speciali, essendo modulare, leggera e con una buona potenza di fuoco. Sono anche in dotazione degli MP5SD, che vengono utilizzati dal plotone ricognizione.
L’arma da fianco standard è la Beretta 92, come armi d’appoggio sono utilizzate le Minimi e la veneranda MG42, ancora usata dato che il suo potere d’arresto è ineguagliabile.
Il reparto dispone anche di fucili di precisione, sono in dotazioni gli Accuracy AW calibro 7.62, i Sako TRG 42 in Lapua Magnum ed i grossi Barret M95 e M82 in 12.7.
Il plotone armi di supporto del Reggimento ha in dotazione lanciatori per missili Milan e mortai da 60mm.
Sulle armi possono essere fissati diversi accessori in dotazione al reparto, come mirini ACOG ed Aimpoint, puntatori laser AN/PEQ 2 e DNS M 1700 (per il lanciagranate M203).
Sono in dotazione anche visori notturni Litton AN/PVS-17 e AN/PVS-7 ad intensificazione di luminescenza.

Per le comunicazioni sono disponibili radio individuali Marconi Selenia PPR per le trasmissioni a breve raggio e le Thopson TRC 350 a salto di frequenza, che saranno sostituite dalle Thales AN/PRC 148, il top in fatto di radio tattiche.
Per il movimento delle pattuglie sono utilizzati i VM90, che saranno sostituiti dai VTLM il prima possibile, in particolare il reggimento dispone di 5 VM90 specificamente adibiti a centri di comando mobile. Per missioni anfibie si usano gommoni Zodiac e canoe.