Tratto da RID (settembre 1986)

GLI INCURSORI IN AZIONE

Nel corso della nostra visita al Varignano ci è stata offerta la possibilità di assistere ad una dimostrazione delle capacità operative del reparto incursori impegnato in una esercitazione quanto mai realistica. Nonostante l'inclemenza del tempo - piovaschi ed una certa brezza hanno imperversato per tutta la giornata - ci siamo trasferiti presso l'osservatorio predisposto sull'isola del Tino per seguire lo svolgimento dell'azione.
Il bersaglio, per l'occasione simulato dalle vecchie strutture di una batteria costiera dell'ultima guerra, rappresentava un deposito di munizioni ed uno di carburante, protetti da numerose sentinelle pesantemente armate.
Per evidenti ragioni, in condizioni reali il colpo di mano avrebbe avuto luogo nelle ore notturne, ma per darci modo di vedere qualcosa l'ora zero viene fissata nella tarda mattinata.
Due gruppi di incursori prendono parte all'azione, un gruppo d'assalto ed un gruppo d'appoggio. I due team seguono, naturalmente a nuoto, due rotte di avvicinamento totalmente indipendenti per raggiungere i punti designati per l'approdo. Con la massima calma e nel silenzio più assoluto gli incursori prendono terra ai piedi di una parete rocciosa a piombo e si predispongono in posizione difensiva.
Gli uomini guida studiano accuratamente l'ascensione ed incominciano la salita, aggrappandosi con mani e piedi al minimo appiglio e portando vincolato alla schiena senza apparente difficoltà un considerevole equipaggiamento. Due, tre vie sono utilizzate simultaneamente per ridurre i tempi d'esecuzione di questa fase estremamente pericolosa. Ogni coppia si muove con gesti sincronizzati e mentre uno dei due inizia la salita il compagno resta in attesa a terra, le dita sul grilletto dell'arma, i sensi tesi al massimo per sventare una minaccia sempre incombente.
Le tute mimetiche, l'oscuramento del volto, il mascheramento e la brunitura di ogni parte metallica che potrebbe generare riflessi, l'imbottitura per evitare di produrre rumori sono tanti accorgimenti che permettono il movimento del gruppetto nelle condizioni più discrete possibili. Pochi minuti e l'ostacolo è speditamente superato, tutto l'equipaggiamento è ricontrollato per l'ennesima volta e gli uomini spariscono silenziosamente nella boscaglia per raggiungere l'obiettivo.
Nel frattempo, invisibili ai nostri occhi, i membri del gruppo d'appoggio compiono una analoga manovra provenendo da una diversa zona e raggiungono le proprie posizioni.


Un momento dell'addestramento al combattimento
ravvicinato con l'impiego di armi automatiche.

Ora ci sono le sentinelle da eliminare. Passa qualche lunghissimo istante poi, improvvisamente, due/tre detonazioni attutite ed i palloncini colorati sulla sommità delle sagome scoppiano colpiti con precisione. Gli MP5 silenziati provocano pochissimo rumore ed un paio di colpi sono sufficienti per eliminare i soldati nemici.
Se le distanze lo permettono, è talvolta previsto l'impiego della balestra, oppure del pugnale, che tutti gli uomini sanno maneggiare e lanciare con maestria.
Lentamente, tenendosi accuratamente schiacciati al suolo, i primi assaltatori raggiungono le costruzioni e coprono l'avanzata dei compagni che raggiungono i punti prestabiliti. Fino a questo momento la sorpresa dovrebbe essere stata conservata, ma c'è ancora una sentinella da «rimuovere» prima di poter procedere all'attacco: strisciando due uomini si appostano, una breve raffica e la sagoma è sforacchiata. Inizia ora la fase più dinamica dell'azione. Gli incursori devono mettere in condizione di non nuocere i difensori e distruggere gli obiettivi nel minor tempo possibili. Mentre alcuni uomini piazzano le cariche da demolizione, il gruppo appoggio inizia un fuoco violentissimo con mitragliatori ed armi individuali, spazzando l'entrata e le finestre dei locali dove potrebbero trovarsi gli avversari.
I lanci di granate si susseguono mentre un paio di incursori si apprestano a ripulire gli edifici da eventuali nidi di resistenza. È veramente impressionante l'addestramento dimostrato dagli incursori in questa fase: il fuoco dei traccianti diretti verso le aperture passa a pochi metri da chi è incaricato dell'operazione, poi le armi automatiche che spostano appena il tiro e subito l'incursore getta due granate, poi entra nel locale e provvede a neutralizzare eventuali sopravvissuti. Non c'è la volontà di «sterminare» i nemici che certe pellicole accreditano come inscindibile dai membri dei reparti speciali. Semplicemente è indispensabile impedire che elementi nemici possano ostacolare l'azione e per ottenere questo risultato è necessario procedere con la massima decisione.
La sequenza si ripete ancora due o tre volte, poi, con un boato ed una nuvola di fumo il deposito munizioni salta in aria. Pochi secondi ed un razzo centra in pieno il deposito di carburante che esplode con una spettacolare fiammata. Il fuoco non è ancora spento quando i due team iniziano la fase di sganciamento. L'intera fase a fuoco è durata poche decine di secondi ed in condizioni reali la sorpresa, la inevitabile confusione e la violenza con la quale è portato l'attacco avrebbero lasciato all'avversario ben poche opportunità per reagire.
La ritirata si svolge su due itinerari diversi per i due gruppi. È ora imperativo muoversi ordinatamente e senza lasciare tracce, ma con la massima velocità per sfuggire alla caccia che probabilmente l'avversario sta preparando. Gli incursori raggiungono la parete e mentre i compagni coprono la discesa, si «buttano» letteralmente verso gli scogli fidando della presa sulle robuste corde da roccia. Con un minimo intervallo tutti i componenti guadagnano il punto d'approdo recuperando le corde utilizzate per la discesa. È una manovra che richiede abilità, forza ed un certo fegato ed è eseguita con la massima sicurezza nonostante il peso trasportato. Ad un certo punto uno degli uomini guida lancia in aria il basco e si cimenta in una incredibile gara di velocità: l'incursore tocca terra prima del copricapo, ed è subito pronto con le armi in pugno per proteggere i compagni.
Il «nemico» non troverà indicazioni che rivelino in modo vistoso il passaggio del gruppo e sarà difficile quindi ricostruire procedure e percorsi.
La fase di esfiltrazione sarebbe avvenuta utilizzando qualcuno dei «mezzi speciali», ma nella dimostrazione organizzata per la stampa i tradizionali gommoni sono più che adatti.
A completamento della esercitazione alcuni incursori si lanciano da un SEA KING della Marina con paracadute direzionale e completa attrezzatura subacquea. Veramente notevoli le capacità di manovra e di spostamento ad alta velocità; eccellente l'ammaraggio ed il rapido distacco della tenuta di lancio. Indubbiamente queste velature sono congeniali per l'impiego da parte di unità speciali, ma richiedono doti fisiche ed un allenamento non comuni per ottenere buoni risultati. Prima di rientrare abbiamo modo di scambiare qualche battuta con gli incursori che ci attendono schierati sul moletto, e ci piace vedere l'Ammiraglio Comandante che distribuisce osservazioni ed elogi ai suoi uomini riconoscendoli singolarmente, a dimostrazione di quel legame e di quello spirito particolare che si creano in reparti come questo.
Gli uomini sono soddisfatti, per loro è routine, niente di speciale: conoscono molto bene il terreno di quella specie di palestra naturale, ma anche in ambiente del tutto nuovo le cose non sarebbero andate diversamente.
Bastano poche parole per comprendere la motivazione che anima questi militari, consci dei rischi che corrono, anche in un semplice addestramento, e delle missioni a dir poco difficili che sarebbero assegnate loro in tempo di crisi. Gli incentivi economici sono minimi: qualsiasi incursore guadagnerebbe molto di più lavorando come semplice subacqueo civile, ma ciononostante rarissime sono le defezioni.
Ritorniamo quindi a La Spezia, dove ci attende l'ANTEO, sicuri di aver visto all'opera soldati che hanno scelto volontariamente una vita difficile e che credono in quello che fanno. Sinceramente sarebbe questo, al di là della indubbia perizia professionale, un motivo sufficiente per farci sentire soddisfatti.