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 ITALIA IN AFGHANISTAN 
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Come direbbero i nostri rangers: "massicci" ... grandi uomini.

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lun 1 mar 2010, 11:43
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Afghanistan: servizi, in aumento pericolo kamikaze
01 Marzo 2010 12:24 CRONACHE

ROMA - Gli 'insorti' in Afghanistan potrebbero ''tendere ad accentuare la propria aggressivita' con articolate tattiche che prevedono l'uso intensivo di Ied, il ricorso ad attentatori suicidi e l'impiego di cellule connotate da notevole mobilita''', anche nel settore occidentale sotto il controllo dei militari italiani. Lo si legge nell'ultima relazione dei servizi segreti al Parlamento. (RCD)

corriere.it

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lun 1 mar 2010, 14:04
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
L'agente segreto era rimasto ucciso in un attentato a kabulo venerdì scorso
La salma di Colazzo è arrivata a Ciampino
Omaggio delle autorità civili e militari
Saluto commosso di Letta e dell’ammiraglio Branciforte
Domani sono previsti i funerali nel duomo di Galatina

Da: Corriere della Sera

ROMA - È arrivato questa mattina all’aeroporto militare di Ciampino il C130 dell’Aeronautica con a bordo la salma di Pietro Antonio Colazzo, il funzionario dei servizi segreti ucciso a Kabul venerdì scorso. Sull’aereo militare, che era partito ieri dalla capitale afgana, anche la salma del regista francese Severin Blanchet, rimasto vittima dell’attentato. Il feretro non è stato fatto scendere e proseguirà per la Francia. Ad accogliere la salma di Colazzo naturalmente i familiari, in particolare la sorella Stefania, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha la delega per i servizi, Massimo D’Alema, presidente del Copasir (il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), i vertici dei servizi, in primo luogo il generale Adriano Santini, capo dell’Aise (l’Agenzia informazioni sicurezza esterna), per la quale Colazzo lavorava come numero due a Kabul. C'erano poi il precedente direttore dell’Aise e attuale capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Bruno Branciforte, il capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini e il direttore del Dis, il Dipartimento Informazioni e Sicurezza, Gianni De Gennaro. Sulla pista un picchetto interforze, che renderà omaggio alla salma.

L'OMAGGIO - La mano destra appoggiata sulla bara, portata a spalla da sei militari dell’Esercito e avvolta dal tricolore: il sottosegretario Letta si è soffermato qualche secondo in questa posizione per rendere omaggio alla salma di colazzo. La bara era da poco scesa dalla pancia del C-130, mentre il picchetto d’onore intonava il silenzio. Giunta in mezzo alla pista al feretro è stato reso onore dalle personalità presenti che si sono sfilate dal lato dove si trovavano. La bara ha quindi proseguito, sempre portata a spalle, verso il carro funebre. Dietro un piccolo corteo con in testa i familiari. La salma verrà ora sottoposta in autopsia, come disposto dalla Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta sull’attentato. Dalle 15 alle 18 poi, la camera ardente al Celio.

LA CERIMONIA - La cerimonia, sulla pista dell’aeroporto di Ciampino, è durata pochi minuti. Per la sorella di Colazzo, la parente più stretta, giusto il tempo di accarezzare la bara, benedetta dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. Presenti a Ciampino anche gli investigatori del Ros, delegati dalla Procura di Roma ad indagare sull’attentato. Molti colleghi di Colazzo che sono voluti venire ad accogliere la salma: dai vertici dei Servizi, presenti al completo, ad alcuni degli agenti che hanno condiviso con lui più di una missione. Particolarmente commosso il saluto dell’ammiraglio Branciforte, che pur non essendo più da poco capo dell’Aise, ha avuto a lungo alle sue dipendenze Colazzo e ha potuto apprezzarne le qualità che oggi tutti gli riconoscono. Branciforte era presente nella sua veste attuale di capo di Stato maggiore della Marina, intervenuto a Ciampino come tutti gli altri capi delle forze armate e di polizia. C’era il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, quello della Guardia di Finanza, Cosimo D’Arrigo, il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Giuseppe Bernardis e, in rappresentanza del capo di Stato maggiore dell’Esercito, che si trova fuori Roma, il sottocapo Carlo Gibellino. I funerali sono previsti per domani alle 15 nel duomo di Galatina, la città pugliese dove l’agente segreto era nato.

COPASIR - Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si riunirà giovedì 4 marzo alle 8 per svolgere l’audizione del direttore dell’AISE, generale Adriano Santini, il quale riferirà sull’attentato di venerdì scorso in Afghanistan.

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lun 1 mar 2010, 15:35
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Afghanistan/ L'omaggio di Gianni Letta alla salma di Colazzo
Rimpatriato il feretro del funzionario dell'Aise ucciso a Kabul

La mano destra poggiata sul feretro, avvolto dal tricolore e portato a spalla da sei militari. Alcuni di secondi di raccoglimento davanti alla salma di Pietro Antonio Colazzo, trasferita in Italia da un C-130 dell'Aeronautica militare. Una cerimonia mesta, senza orpelli, quella che ha avuto luogo all'aeroporto di Ciampino per il rimpatrio del cadavere del funzionario dell'Aise ucciso nell'attentato di venerdì scorso a Kabul che ha fatto 17 vittime. A ricevere la salma di Colazzo, oltre a Letta in rappresentanza del governo (ha la delega sui servizi segreti), i familiari della vittima, con in testa la sorella Stefania. E poi ancora il presidente del Copasir Massimo D'Alema, il nuovo direttore dell'Aise Adriano Santini, il suo predecessore e attuale capo di Stato Maggiore della Marina militare Bruno Branciforte, il direttore del Dipartimento Informazioni e Sicurezza (Dis), Gianni De Gennaro, il capo di Stato Maggiore della Difesa Vincenzo Camporini. Dopo gli onori militari, il feretro è stato portato a spalla verso il corteo funebre che accompagnerà la salma sul luogo dell'autopsia, disposta dalla Procura di Roma che ha aperto un'inchiesta sull'attentato. Dalle 15 alle 18 di oggi sarà poi allestita la camera ardente al Celio. Domani, invece, alle 15 sono previsti i funerali nel duomo di Galatina, la città in cui il funzionario dell'Aise era nato. A bordo del velivolo dell'aeronautica militare che ha riportato in Italia la salma di Colazzo, secondo quanto riferito da Skytg24, c'era anche il feretro del regista francese Severin Blanchet, membro fondatore del centro di formazione per documentari "Les ateliers Varan", morto anche lui nell'attentato di venerdì. Il feretro di Blanchet sarà trasferito in Francia come richiesto dalle autorità di Parigi.


Virgilio News

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lun 1 mar 2010, 15:37
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
I Funerali di Colazzo, monsignor Pelvi:
«Era fedele agli ideali di libertà e verità»
A pronunciare l'omelia nella chiesa di Galatina è stato l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi





Camera ardente per Colazzo al Celio Omaggio del Presidente Napolitano
LECCE - «Pietro Antonio non ha cercato la morte, non ha però neppure cercato di sfuggirla perchè giudicava che la fedeltà ai suoi ideali di libertà e verità fosse più importante della sua paura di morire». Con queste parole l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi, ha ricordato nella sua omelia l'agente segreto Pietro Antonio Colazzo ucciso a Kabul venerdì scorso. I funerali si sono svolti alle 15 nella chiesa Matrice di Galatina. Il prete ha poi proseguito: «Ci vogliono uomini come lui desiderosi di costruire con il loro impegno professionale l’uguaglianza e stabilire non solo una convivenza civica ma una sola famiglia umana». «Le nostre missioni di pace - ha detto ancora - supportate dal lavoro prezioso e delicato dei servizi segreti, promuovono il bene integrale della persona umana, nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti e in vista di una cultura universale di giustizia sociale».

UNA MISSIONE IMPORTANTE - «L’intelligence non è un concetto astratto - ha osservato monsignor Pelvi - ma si incarna in leali servitori dello Stato come in Pietro Antonio che ha messo quotidianamente a rischio la sua vita per una missione importante come quella dei nostri militari che in Afghanistan, all’interno di una alleanza internazionale, sono impegnati a sconfiggere il terrorismo e restituire al popolo afghano la speranza di un futuro migliore di cui esso stesso sia l’artefice. La sua morte è avvenuta in circostanze dolorose tali da sembrare una sciagura. In verità per chi ha fede non è così: egli è nella pace».

UN UOMO MITE - L'ordinario militare ha poi affermato: «Molti non hanno avuto il privilegio di conoscere personalmente Pietro Antonio, dalle testimonianze però ho colto in lui un innato senso di protezione nei confronti di quanti erano affidati alla sua responsabilità: ferito è riuscito ad aiutare altri italiani a salvarsi, prima di essere ucciso». «Una persona incline al dialogo e alla ricerca di un punto di incontro - ha concluso il monsignore - un uomo mite interiormente motivato il cui tempo e le cui energie erano tutte per un lavoro che non si può raccontare e che fino all’ultimo respiro è stato tenuto segreto».

IL SALUTO DI LETTA - Ai funerali era presente in rappresentanza del Governo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che all'uscita dalla chiesa ha dichiarato: «Questo squarcio tragico ha aperto una luce su quello che sono i nostri servizi. Avevano già guadagnato sul campo la stima e l’ammirazione degli alleati e anche degli avversari. Con la pagina scritta il 26 febbraio hanno dimostrato al mondo il valore degli uomini, la professionalità dell’impostazione del servizio servizio di Intelligence italiano». «Questo lavoro - ha aggiunto Letta riferendosi alle testimonianze degli amici di Colazzo - lo ha fatto con l’ideale di fare sentire gli uomini fratelli e non soltanto vicini. Abbiamo sentito cose meravigliose che lui evidentemente ha assorbito da questa terra meravigliosa forte e generosa fin da bambino, che aveva coltivato in quella dimensione ideale e che aveva poi portato nella sua professione». Secondo il sottosegretario quella dell'agente segreto di Galatina è stata «una testimonianza bellissima che rivela una personalità straordinaria».

Il Corriere del Mezzogiorno

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mer 3 mar 2010, 3:04
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
pdf sulla sassari in afghanistan molto interessante

http://cca.analisidifesa.it/downloads/0468403423_it.pdf

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Ho visto il volto del terrore
Ho sentito il freddo morso della paura
Ho gioito per il dolce gusto di un momento d’amore
Ho pianto e ho sofferto
E ho sperato…ma più di tutto
Io ho vissuto quei momenti
Che gli altri dicono sia meglio dimenticare
Quando giungerà la mia ora
Agli altri potrò dire che sono orgoglioso
Per tutto quello che sono stato…
...un soldato.


ven 5 mar 2010, 16:34
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_ ... aabe.shtml

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sab 6 mar 2010, 11:53
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Parla Il generale che guida gli eserciti di 44 nazioni riuniti nella coalizione Nato-Isaf

McChrystal: «Gli italiani si battono
bene. Potremmo chiedere di più»
Il comandante americano: «Negoziare con i nemici. Tutte le guerre devono finire»
parla Il generale che guida gli eserciti di 44 nazioni riuniti nella coalizione Nato-Isaf

McChrystal: «Gli italiani si battono
bene. Potremmo chiedere di più»

Il comandante americano: «Negoziare con i nemici. Tutte le guerre devono finire»

KABUL — Stanley McChrystal mantiene il fisico prosciugato da maratoneta con le corse quotidiane tra le mura del quartier generale, forze internazionali a Kabul. Dalle cuffie, in questi giorni gli arrivano le parole di «What the dog saw and other adventures », la nuova raccolta di Malcolm Gladwell. «Illustra modi diversi di pensare, ti insegna a guardare le situazioni attraverso gli occhi degli altri. Ti dice: quando hai a che fare con un cane, fermati un attimo, considera come la vede lui. Ho una collezione eclettica di audiolibri per il mio jogging ». Gli allenamenti sono spremuti fuori dalla giornata senza pause del generale americano che comanda gli eserciti di 44 nazioni, la coalizione Nato- Isaf, e che dal presidente Barack Obama ha ottenuto la fiducia e 30 mila uomini in più da impegnare in questa guerra. Sagomato nelle forze speciali, quarto figlio in una famiglia di cinque maschi e una femmina (tutti in divisa o che hanno sposato qualcuno in divisa), ha lo sguardo in allerta di chi non si distrae neppure quando dorme (poco, quattro ore a notte). Risponde alle domande, mentre sugli schermi piatti scorrono le informazioni dai settori operativi. È la prima intervista a un giornale italiano e con lui siede Mark Sedwill, già ambasciatore britannico a Kabul e appena nominato rappresentante civile della Nato.

Richard Holbrooke, inviato speciale della Casa Bianca, sostiene che gli americani resteranno in Afghanistan più a lungo che in Vietnam. Sono almeno altri quattro anni.
«Questa decisione dipende totalmente dalla leadership politica. Noi, i militari, proveremo a creare le condizioni che ci sono state indicate dal Consiglio Nord Atlantico. Siamo in grado di accompagnare le forze afghane fino a quando il supporto di cui hanno bisogno diminuirà sempre di più. Non so quanto la Nato o la comunità internazionale resteranno qui».

Dia una definizione di vittoria in Afghanistan.
«Quando il popolo afghano avrà la libertà di scegliere, quando avrà l’opportunità — a tutti i livelli, non solo poche persone — di plasmare il governo e la società che vuole. E non come li vogliamo noi».

Dopo l’annuncio del ritiro olandese, altre nazioni europee sembrano impazienti. Perché gli altri Paesi occidentali, tra loro l’Italia, dovrebbero continuare il loro impegno?
«Vedo varie ragioni. Il terrorismo transnazionale, come Al Qaeda, ha usato l’Afghanistan prima del 2001 e da allora mantiene una presenza. Se questo Paese dovesse perdere un’efficace capacità di governo, è molto probabile che ridiventerà una base di lancio per i terroristi. La stabilità di questa regione è importante per il mondo. Pakistan, Iran, Afghanistan... non sono più parte di terre molto lontane da noi, il pianeta è più piccolo. Ma soprattutto siamo qui per gli afghani, esiste un obbligo morale».

Robert Gates, segretario alla Difesa americano, ha dichiarato: «La demilitarizzazione dell’Europa si è trasformata da benedizione del Ventesimo secolo a ostacolo nella conquista di sicurezza e pace durature per il Ventunesimo». In gioco, in Afghanistan, c’è anche il futuro della Nato?
Interviene l’ambasciatore Sedwill: «Sì. Qui dipendiamo dagli Stati Uniti, che forniscono due terzi delle truppe e al di là dei numeri ben oltre l’89 per cento della forza offensiva. Questo è dannoso per la Nato. Ammetto che in parte è naturale, perché l’attacco è stato contro l’America. Se la prossima volta toccasse a noi e gli interessi nazionali americani non venissero direttamente coinvolti, che cosa facciamo? Ci rivolgiamo a loro e diciamo: beh, uno di noi è stato attaccato, ma vorremmo che voi vi sobbarcaste la maggior parte del lavoro? ».
Generale McChrystal: «La capacità militare e la credibilità della Nato sono cruciali. E qui l’Alleanza è sotto osservazione, bisogna tenerne conto».

L’ammiraglio Mike Mullen, capo di Stato maggiore americano, chiede ad Hamid Karzai, presidente afghano, «passi concreti» contro la corruzione. Generale, quali iniziative vorrebbe vedere?
«Azioni credibili contro la corruzione sono fondamentali, dai livelli più alti del governo giù fino a quelli locali, accompagnate dalla volontà di processare e punire i colpevoli. Dobbiamo però capire che la comunità internazionale è stata coinvolta in questi meccanismi e che parte dei soldi affluiti, con buoni propositi, ha di fatto alimentato un sistema in cui la corruzione è diventata più facile. Lo sforzo dev’essere credibile, perché la corruzione è sfruttata dai talebani nella loro propaganda».

Lei ha ordinato di ridurre in modo drastico i frangenti in cui i bombardamenti sono permessi. Eppure nell’offensiva a Marjah sono stati uccisi 28 civili, secondo la commissione afghana per i Diritti umani, e altri 27 sono morti nel raid contro un convoglio, il 22 febbraio, nella provincia di Uruzgan.
«Abbiamo compiuto sforzi straordinari, dal comando fino al soldato più giovane, per limitare non solo l’uso dei bombardamenti aereima di tutta la forza. In molti casi ci siamo riusciti, anche se rende il nostro lavoro più complesso e qualche volta più pericoloso. Non credo esista un livello accettabile di vittime civili che non sia zero. Allo stesso tempo, nella guerra moderna è un obiettivo molto difficile da raggiungere, quando il tuo nemico prova a creare le condizioni perché ci siano gli errori».

Le azioni militari principali a Marjah sembrano finite. Qual è la prossima fase?
«Questa offensiva è diversa dalle altre. Le operazioni delle truppe continueranno e si sovrapporranno a quelle civili. Adesso dobbiamo installare un governo e favorire lo sviluppo della zona».

Il prossimo bersaglio è Kandahar, in primavera. Seguirà lo stesso modello?
«Vogliamo rendere sicura Kandahar e applicheremo la stessa formula, anche se la situazione è molto più complessa e richiederà molto tempo».

L’Italia ha promesso altri mille soldati. Come intende utilizzarli? Saranno tutti dislocati nel Comando regionale Ovest, già sotto la responsabilità del nostro Paese, o in altre zone?
«Per ora non abbiamo discusso il loro utilizzo fuori da quell’area. Ma voglio precisare: se la situazione sul terreno cambia, spero che tutte le nazioni saranno abbastanza flessibili da essere spostate dove c’è più bisogno».

Che cosa può raccontare della Task Force 45 e del ruolo delle forze speciali italiane in quelle missioni?
«Non voglio rivelare dettagli. Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella squadra. Credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati».

I Paesi occidentali sono pronti ad accettare negoziati con insorti con «le mani sporche di sangue»? Si parla di trattative con Gulbuddin Hekmatyar, un signore della guerra responsabile di numerosi attacchi contro le forze della coalizione.
«Dev’essere prima di tutto una decisione afghana, con un coinvolgimento della comunità internazionale. Voglio enfatizzare questo punto: tutte le guerre devono avere una fine e se non capiamo che dobbiamo essere preparati a superare quello che è accaduto durante il conflitto, non siamo abbastanza flessibili. Noi soldati di questo siamo consapevoli, perché sappiamo: ogni guerra che va avanti fino alla cancellazione di uno dei contendenti è una guerra di folli».

Davide Frattini

Corriere della Sera

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sab 6 mar 2010, 18:47
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Afghanistan: McChrystal, italiani potrebbero essere spostati


Roma, 6 mar. - (Adnkronos) - "Ho potuto osservare il lavoro delle vostre forze speciali. Credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati". Lo dichiara al 'Corriere della Sera' il generale americano Stanely McChrystal, comandante della coalizione Nato in Afghanistan.

Il Secolo XIX

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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Leggermente OT .. ma doveroso, i suoi reportage ci hanno fatto vivere due settimane di Afghanistan.

Francesco Semprini





6 marzo - Il premio dedicato alla memoria di Igor Man e assegnato ogni settimana dal gruppo di direzione de «La Stampa» è stato vinto da Francesco Semprini. Con i suoi reportage - l’ultimo pubblicato lunedì 1 marzo - ha raccontato ai lettori due settimane al fronte in Afghanistan, vissute fianco a fianco con i marines impegnati nella lotta ai taleban.

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sab 6 mar 2010, 19:16
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
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un paracadutista incursore della Folgore su una "VAV" ( land rover defender allestite come veicolo di assalto veloce)






KABUL. Il comandante dell’Isaf, Stanley McChrystal, ha elogiato i militari italiani della Task Force 45, il commando interforze di incursori che opera in Afghanistan sotto il cappello Nato. «Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella squadra», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, «credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati».


Quanto ai mille soldati di rinforzo in arrivo dall’Italia, McChrystal non ha escluso un loro impiego fuori dal comando regionale Ovest in cui sono concentrate le truppe italiane.


«Per ora non abbiamo discusso il loro utilizzo fuori da quell’area, ma voglio precisare: se la situazione sul terreno cambia, spero che tutte le nazioni saranno abbastanza flessibili da essere spostate dove c’è più bisogno».
Su un eventuale dialogo con gli insorti, persino con i talebani, McChrystal è possibilista anche se ha sottolineato che «deve essere prima di tutti una decisione afghana, con un coinvolgimento della comunità internazionale». «Tutte le guerre devono avere una fine e se non capiamo che dobbiamo essere preparati a superare quello che è accaduto durante il conflitto, non siamo abbastanza flessibili», ha avvertito.
«Ogni guerra che va avanti fino alla cancellazione di uno dei contendenti è una guerra di folli».
L’Italia è stato uno dei primi alleati europei ad accogliere l’appello del presidente americano Barack Obama di inviare più truppe in Afghanistan, decidendo rinforzi per 1.100 soldati e un centinaio di nuovi addestratori.
Infine nel martoriato Paese c’ da registrare l’ennesino attentato. L’ex vicepresidente della Camera afghana, Fozia Kofi, nota per la sua battaglia a favore dei diritti delle donne, è sfuggita ieri a un attentato mentre con la sua auto stava viaggiando fra Kabul e Jalalabad, città della provincia orientale di Nagarhar. Lo scrive l’agenzia di stampa Pajhwok.
La Kofi, si è appreso, è rimasta illesa nell’attacco, mentre due sue guardie del corpo sono rimaste ferite. L’attentato è stato rivendicato per telefono dal portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid.


Congedati Folgore

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dom 7 mar 2010, 13:22
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
Afghanistan: da McChrystal apprezzamenti imbarazzanti per gli italiani

Cortesi apprezzamenti ma nervose rettifiche hanno accolto in Italia le dichiarazioni sul contingente italiano in Afghanistan del generale Stanley McChrystal, comandante delle forze alleate a Kabul intervistato sabato dal Corriere della Sera.

Il fulcro delle repliche dei ministri i Esteri e Difesa, Franco Frattini e Ignazio La Russa, riguarda l’ipotesi che i nostri militari possano essere impiegati anche al di fuori del settore Occidentale dove sono schierati 3mila (presto 4 mila) soldati. In realtà alla domanda se intendesse impiegare i rinforzi italiani in arrivo anche fuori dal settore Ovest McChrystal ha risposto che “per ora non abbiamo discusso il loro utilizzo fuori da quell’area. Ma voglio precisare: se la situazione sul terreno cambia, spero che tutte le nazioni saranno abbastanza flessibili da essere spostate dove c’è più bisogno”.

Il titolare della Farnesina ha subito risposto che ”L’Italia non sposterà le sue truppe in Afghanistan” mentre La Russa ha replicato che “i nostri soldati continueranno a stare nella zona ovest del Paese” pur ammettendo che “McCrhrystal ha ragione. I nostro soldati non hanno un problema di non poter andare fuori”. Ma allora se il problema non c’è perché affermare che i nostri militari non si sposteranno dall’ovest ? Perchè rettificare le dichiarazioni di McChrystal se non contengono elementi nuovi rispetto a quanto già noto dopo che l’attuale governo ha rimosso le limitazioni all’impiego temporaneo dei nostri militari fuori dal settore Ovest? Un impiego che lo stesso La Russa ha ammesso esserci già stato. Il ministro non lo dice ma sono soprattutto i reparti speciali italiani della Task Force 45, incaricati tra l’altro (come tutte le special forces alleate) di eliminare i leader talebani, a operare sempre più spesso nel sud al fianco degli alleati anglo-americani.

Mentre in Usa e Gran Bretagna si scrive e si dibatte molto sui media intorno al ruolo delle forze speciali in Afghanistan in Italia l’argomento è tabù, specie a ridosso di appuntamenti elettorali, perché a questi reparti vengono affidati missione puramente belliche che poco hanno a che fare con la retorica del “soldato di pace” dispensatore di caramelle e giocattoli ai bambini. Della nostra Task Force 45 ha parlato però McChrystal, sollecitato dal giornalista del Corriere della sera, Davide Frattini. “Non voglio rivelare dettagli. Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella squadra. Credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati”. Certo ne saremmo anche più orgogliosi se venissimo informati (non solo sporadicamente) circa quello che fanno laggiù. Infatti l’affermazione di McChrystal sembra aver creato imbarazzo tra i nostri ministri che hanno ringraziato per gli apprezzamenti il comandante americano ma senza aggiungere nulla.

In realtà parlare di confini di settore in Afghanistan ha sempre meno senso anche perché i talebani spesso cercano rifugio nelle province occidentali quando nel sud gli anglo-americani intensificano le offensive. Gli statunitensi poi stanno assumendo il controllo delle operazioni militari in tutti i settori esautorando i comandi affidati ai contingenti alleati. Possono farlo perché su 140.000 militari alleati che entro giugno saranno in Afghanistan ben 100.000 saranno statunitensi. Già a Helmand hanno di fatto esautorato il comando britannico e presto il comando Sud diventerà Comando Sud-Ovest includendovi anche la provincia di Farah, oggi posta sotto il comando Ovest a guida italiana.

In questa provincia opera un battaglione italiano che presto verrà affiancato da un altro e una mezza dozzina di elicotteri per un totale di circa mille soldati che combattono al fianco degli americani e che quando inseguono i miliziani sarebbe ridicolo se dovessero guardare la mappa, attenti a non superare il confine con le province meridionali di Helmand e Nimroz scavalcate in continuazione da talebani, trafficanti di armi e di oppio. Anche perché meno di un mese or sono, a Roma, proprio La Russa ha promesso al suo omologo americano, Robert Gates, la rimozione di tutti i limiti all’impiego bellico dei nostri militari (i noti caveat) in cambio del pieno accesso alle informazioni dell’intelligence statunitense.

Sarà quindi sempre più difficile continuare a chiamare quella afghana missione di pace.


G.Gaiani


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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
I BERSAGLIERI IN AZIONE IN AFGANISTAN




HERAT - Un "importante leader talebano" è stato catturato durante un'operazione congiunta condotta dai militari italiani dell'Isaf e da quelli afgani nella Zeerko Valley, nell'ovest dell'Afghanistan. Nel corso della stessa operazione - nel distretto di Shindand, provincia di Herat - è stato anche scoperto un vero e proprio arsenale, all'interno del quale c'era anche un giubbetto esplosivo del tipo di quelli usati dai kamikaze. Oltre al giubbotto sono stati trovati cinque pani di esplosivo (TNT), cinque mortai da 60 millimetri, due proiettili di artiglieria contraerea, quattro granate, una mina anticarro, 11 bombe a mano, due dispositivi esplosivi a pressione, 31 spolette e oltre 3.000 proiettili per armi leggere. Tutto il materiale è stato distrutto da un team di artificieri.

Al termine, il colonnello Francesco Maria Ceravolo, comandante della Task Force Center, ha incontrato i rappresentanti dei villaggi della zona per informarli dell'operazione e sottolinearne l'importanza.



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ven 19 mar 2010, 16:30
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
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AFGANISTAN: I CARABINIERI ISTRUTTORIM PORTATI AD ESEMPIO NEGLI USA PER COME SONO CAPACI

una inchiesta realizzata da ProPublica, agenzia americana di giornalismo investigativo indipendente, e pubblicata da Newsweek mette sotto accusa la gestione dei programmi americani per la formazione dei corpi di polizia in Afghanistan affidati all'agenzia di contractors DynCorp.

Nello stesso articolo porta invece come esempio da seguire i programmi e la determinazione dei Carabinieri impiegati da gennaio scorso sul campo.

L'agenzia giornalistica, diretta dall'ex direttore del Wall Street Journal, Paul Steiger, cita l'inviato Usa per l'Afghanistan Richard Holbrooke che ha recentemente definito la polizia afghana come "una organizzazione inadeguata, crivellata dalla corruzione".


CATTIVI ISTRUTTORI USA

Il problema, secondo ProPublica, è stato nella gestione dei programmi di formazione affidati a DynCorp, agenzia privata che ha utilizzato come istruttori una varia umanità composta da ex sceriffi, ex poliziotti o ex militari che applicavano corsi di appena 8 settimane senza neanche operare una selezione delle reclute (90% di analfabeti, 15% di positivi ai test antidroga).

Il risultato è stato quello di 'formare' decine di migliaia di agenti attivi solo nei libri-paga, che magari vendono le loro munizioni ai talebani, quando non taglieggiano gli abitanti delle località affidate al loro controllo. Il tutto senza un vero esame delle spese.


Ben diverso l'atteggiamento dei Carabinieri italiani, ha osservato ProPublica. Prima dell'arrivo dei 35 militari nel centro di addestramento di Kabul, le reclute risultavano incapaci di sparare.

"Ma gli italiani - scrive - hanno presto scoperto che non si trattava di scarsa attitudine personale, ma del fatto che i mirini delle loro armi erano malamente disallineati".

L'agenzia quindi cita il ten.CC Rolando Tommasini: "Abbiamo ricondizionato tutte le loro armi. Era una cosa molto importante, ma nessuno lo aveva fatto prima. Non so perché".

Diversi anche i metodi di addestramento al tiro, ma in generale é l'attitudine ad essere apprezzata dal generale William Caldwell, da novembre responsabile Usa della formazione delle forze di sicurezza afghane.

"Una cosa che la polizia afghana non conosce è come avere un buon rapporto con la gente - ha detto il tenente colonnello dell'Arma, Massimo Deiana - Noi stiamo addestrando gli agenti a rispettare le persone". E ProPublica commenta: "Se è possibile insegnare questo, sarebbe molto più importante che insegnare loro a sparare dritto".


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lun 22 mar 2010, 13:22
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Messaggio Re: ITALIA IN AFGHANISTAN
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Chi è il capo talebano catturato dai militari italiani?


La notizia è stata diffusa il 19 marzo e sembrava di quelle importanti, specie in una fase del conflitto afghano che vede quasi ogni giorno leader talebani uccisi o catturati dalle forze alleate. Il comando italiano a Herat, dove ha sede il quartier generale del Comando Nato dell’Afghanistan Occidentale guidato dal generale Alessandro Veltri, ha annunciato la cattura di un “importante leader talebano” nel corso di un’operazione congiunta condotta dai militari italiani e afgani nella Zerko Valley, a sud di Herat. Si tratta di una delle aree più difficile del settore italiano, a forte presenza di milizie talebane e narcos che proteggono le coltivazioni di oppio.


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Un’area da sempre poco pattugliata dalle truppe governative e alleate dove la penetrazione militare delle forze italiane alleate è iniziata solo l’estate scorsa con i parà della Folgore. Sono ora i bersaglieri del 1° Reggimento che costituiscono la Task Force Center basata a Shindand a gestire le operazioni che includono un’intensa cooperazione con la popolazione locale e forti investimenti in opere infrastrutturali e aiuti civili quali la realizzazione di un ponte lungo 160 metri e largo 8 costato agli italiani un milione di euro e inaugurato poche settimane or sono senza troppo clamore. Il progetto più importante e costoso finanziato finora dagli italiani in Afghanistan che ha richiesto due anni e mezzo di lavori a causa delle frequenti interruzioni delle attività di costruzione dovute alle incursioni dei talebani.

Nell’operazione che ha portato alla cattura del leader talebano i militari guidati dal colonnello Francesco Maria Ceravolo, comandante della Task Force Center, hanno anche scoperto e distrutto un vero e proprio arsenale dei miliziani che includeva un giubbetto esplosivo del tipo di quelli usati dai kamikaze, cinque pani di tritolo, cinque mortai da 60 millimetri, due proiettili di artiglieria contraerea, quattro granate, una mina anticarro, 11 bombe a mano, due dispositivi esplosivi a pressione, 31 spolette e oltre 3.000 proiettili per armi leggere.

A completare il successo dei bersaglieri sono giunti i complimenti del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha espresso “piena soddisfazione” per l’operazione. Manca solo un dettaglio. Chi è questo “importante leader talebano” catturato dagli italiani? Ce l’ha un nome? E’ lui il responsabile degli attacchi che dall’estate scorsa vengono effettuati dai miliziani contro i nostri soldati nell’area di Shindand? I dettagli sul blitz e sul prigioniero non sono stati resi noto e non se ne comprende il motivo anche perché il comando italiano di Herat ha annunciato che i capi tribù locali (a differenza dei media e dei contribuenti italiani) sono stati informati dell’esito dell’operazione militare. Dall’inizio di marzo i contingenti alleati hanno ucciso o catturato molti capi talebani e ne hanno sempre reso noto il nome e il ruolo ricoperto in guerra e nelle azioni terroristiche. A partire dal Mullah Abdul Ghani Baradar, catturato da Cia e servizi segreti pakistani a Motasim Agha Jan, ex ministro delle Finanze all’epoca del governo talebano e numero 7 nella lista dei ricercati di Washington catturato dalla polizia pakistana a Karachi, fino al mullah Janan Andewahl, catturato dalle forze speciali australiane nella provincia di Oruzgan.

In realtà negli ultimi sei mesi le informazioni sulle attività dei nostri soldati in Afghanistan sono state davvero poche, specie quelle relative alle operazioni militari che peraltro non sono certo mancate. Lo ha detto lo stesso generale Veltri in visita ai consiglieri militari (Operational Mentoring and Liaison Team) italiani che affiancano le truppe afghane citando le 37 operazioni recentemente portate a termine congiuntamente con le forze afghane nel nord e oltre 80 nel centro-sud del settore Ovest sotto comando italiano.

gianandrea gaiani
Martedì 23 Marzo 2010

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mar 23 mar 2010, 13:59
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